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Una buona serata per la politica in tv. Il confronto fra i candidati alle primarie del centrosinistra ha segnato prima di tutto un primato: un confronto moderno su primarie di Coalizione. Ora tutti gli altri partiti dovranno inseguirli.
Da ieri emerge con una certa forza che le primarie fanno bene, possono interessare non solo gli stretti addetti ai lavori e sono il segno di quel rimettersi in discussione della politica che tanto viene invocato. Merito a Sky che ha creduto nell’operazione televisiva, che credo sia stata ben ripagata almeno nel rimbalzo sui social media e sulla carta stampata.
Insomma, dopo molto tempo, il centrosinistra con la serata di ieri ha preso il pallino del dibattito politico, ha mostrato i suoi muscoli senza apparire violento o arrabbiato, non ha dovuto citare B. per ritrovare funzione e direzione storica. Soprattutto il dibattito di ieri ha segnato la distanza sidereale da un PDL sempre più spappolato e da un campo moderato affetto da uno strano misto di tatticismo opportunista e radicalismo montiano.
Ma andiamo con ordine.

I candidati e la loro performance comunicativa.
Renzi: è sicuramente quello che tiene meglio il palco per mimica e prossemica, le risposte sono pronte e ben interpretate, con le solite frasi killer fatte per entrare nella testa di accoliti e nemici (per essere ripetute e smontate). Ma al sindaco di Firenze è mancata la ciliegina sulla torta; proprio a causa della sua conclamata superiorità comunicativa forse ci si aspettava la trovata che facesse urlare all’elettore del csx: ” è lui, è lui”.
Bersani: è il soggetto che aveva più da perdere da questo confronto. Il più noto al grande pubblico, ieri ha dato la versione di un Bersani Doc, un padre serio e un po’ burbero, che fa capire che il peso che porta sulle spalle non è solo quello del partito o della colazione, ma del Paese. Gioca bene il fattore esperienza (e se si fosse parlato per davvero di politica estera sarebbe stato facile per Pigi essere ritenuto il più credibile come Premier), tiene sui diritti. Bersani è come una volkswagen diesel del ’89, continua a camminare.
Vendola: c’ha messo un po’ a ingranare, ma la sua forza retorica ha poi preso il volo. La parte più efficace del racconto è l’opposizone al precariato. Mi sembra eccessiva la metafora del fango che sommerge il paese. Lo sappiamo Nichi. Probabilmente è pure peggio del fango la roba che ci sommerge, ma la questione sta nel raccontare come costruiamo le sentine.
Tabacci: Premetto che io ho un debole (non-comunicativo) per il soggetto, e lo testimoniano i miei tweet sulla diretta. Detto questo, inevitabilmente la serata gli ha dato una visibilità rara per lui e quindi – assieme alla Puppato – è chi ci guadagna di più dall’espeozione televisiva. Tabacci non ha fronzoli, non ha chiavi comunicative o frasi killer, ma ha quelle competenze e quella linearità montiana che ne fa un politico che – ci scommetto quello che volete – una marea di ex-elettori PCI definirà “serio”. L’unico frame che sembra aver provato a costruire Tabacci è “la coalzione esiste già ed è quella di Milano, dove tutto è ok.”
Puppato: Fra la Clinton e la Iotti, in mezzo mondo la Puppato sarebbe un credibile ministro o simili. Da noi deve fare la “donna candidata”. Ha capito il tremendo giochetto in cui potrebbe triturarla parte della carta stampata e ieri non ha parlato di donne, ma di tutto il resto. Benissimo l’incipit sui diritti, “Siamo nel 2012″, resta però nel complesso ancora un po’ fredda nell’espozione e statica nella presenza. Spero che queste primarie non la brucino, ma siano un trampolino di lancio.

Sul Format
Le cose migliori: la scenografia (per la scelta del podio) e la conduzione (non da cyborg, ma attenta e senza rinunciare a far rispettare le regole).
Le cose peggiori: le domande dei supporter e la voce fuori campo che ha introdotto gli ospiti.
In generale una partecipazione di 5 candidati è difficile da gestire, quindi anche i tempi ridotti per la risposta erano comprensibili. Quello però di cui si è sentita fortemente l’assenza, vista tutta la retorica sulla colazione, era il confronto diretto fra i candidati. Mostrare come fra di loro si possa interagire senza litigare, obiettare senza rinfacciare. Restiamo in attesa per il secondo turno.

Gli approfondimenti
il fact checking annunciato da SkyTG24, sarà anche per gli ospiti che non hanno citato in dettaglio cifre (che se hai 90 secondi per argomentare non ne perdi 3 per dire il numero preciso dei miliardi di debito sapendo che ci sarà qlcn che t’impallina se sbagli), non mi è sembrato una gran cosa, ma speriamo si possa migliorare.
Il commento più acido é di Giuliano Ferrara: “Dai ragazzi, ha vinto sky che ha fatto una bella cosa, però è la solita storia: c’è uno che già si sente premier, quello di estrema sinistra intransigente sul lavoro e il cattolico che non vuole l’adozione. è Prodi, l’Ulivo, quella roba lì”.

In sintesi
Vince la coalizione, stravince sky, tutti i candidati ne escono abbastanza bene.
Non credo che ieri sera siano migrati migliaia di voti da un candidato all’altro, ed è per questo che la vera novità è stata veder funzionare bene assieme i 5. Insomma, il nodo per il centrosinistra resta sempre quello: avere il coraggio di convivere cone le proprie differenze interne per acquisire, soprattutto nei fatti, una vocazione maggioritaria. Meglio un Tabacci che si sente parte di una forza che un Casini che vuole solo trattare per forza a parte.
 
 
Dal blog di Mario Giampaolo, pubblicato il 13 novembre 2012