Demo-grafica. Un’analisi della strategia di comunicazione dei 5 candidati alle primarie.

Schermata-11-2456245-alle-00.12.30A pochi giorni ormai dalla data delle votazioni per le primarie del centrosinistra è possibile fare qualche valutazione sulle strategie di comunicazione seguite dai cinque candidati e che a mio avviso contengono alcune significative novità. In particolare nelle campagne per i tre candidati principali (Bersani, Vendola e Renzi) salta agli occhi come il progetto di comunicazione visiva sia stato, forse per la prima volta da molti anni in qua, un elemento determinante per la messa a punto della propaganda elettorale. Non più campagne pubblicitarie prestate alla politica o campagne di grafica militante, ma un compiuto e professionale progetto visivo.
Partita per prima, la campagna di Renzi ha fin da subito dichiarato, forse in una maniera anche troppo aderente, la propria ispirazione alla comunicazione di Obama fino a importare i colori rosso e blu della bandiera americana. Con un solido logo, reso più informale da un po’ di schizzi, e con uno slogan, “Adesso!”, non originalissimo ma di facile presa, la campagna renziana si fa notare soprattutto per la coerenza della sua applicazione. Dall’allestimento dei palchi degli incontri ai celeberrimi camper, fino ad arrivare al sito web, il progetto grafico è declinato per la costruzione di un’identità visiva curata nel minimo dettaglio. Ma è soprattutto nell’utilizzo dei canali social che la campagna di Matteo Renzi ha dato il meglio di sé, raggranellando una cifra record nel crowdfunding, importando alcune forme di successo nell’esperienza militante d’oltreoceano quali l’uso esteso dell’infografica e non facendosi mancare neanche delle scorrerie nei meme anglosassoni, come il Keep Calm-o-matic , rimasti però sul suolo italico incompresi ai più.
La campagna di Bersani è iniziata in contemporanea con alcune innovazioni introdotte nella comunicazione visiva del Partito Democratico e che hanno qui visto la loro prima applicazione. Degna di nota è stata infatti la realizzazione di una font istituzionale del partito che, a quanto mi consta, rappresenta un caso unico nell’esperienza, pur varia, della comunicazione politica. La font, parte di un progetto di comunicazione di più ampio respiro progettato dallo studio FF3300 in collaborazione con Imaginifica, è stata affidata a uno dei più interessanti type designer italiani (Molotro) segnale inequivocabile di una accresciuta attenzione da parte dei responsabili della comunicazione al panorama del graphic design e alle ricerche che vi si sviluppano. Sulla nuova font (dal nome ancora sconosciuto) e sulla classica palette tricolore si basa il logo, giovanile e ben riconoscibile, della campagna “Bersani 2013″. Appare meno convincente invece la serie di immagini proposte a illustrazione delle “10 idee per cambiare” che, con le sue un po’ autoreferenziali esercitazioni tipografiche, sembra rivolgersi più a un pubblico di addetti ai lavori che comunicare a un largo pubblico.
La palma del coraggio grafico spetta però, senza alcun dubbio, alla campagna di Nichi Vendola. Qui una scelta cromatica originale, e inconsueta per una campagna politica, si unisce a un avatar vendoliano al limite della caricatura e allo slogan “Oppure Vendola”, con un risultato che appare sapientemente costruito per essere viralizzato. Il lavoro dell’agenzia Proforma, che già ha curato le precedenti campagne di Vendola in Puglia, si avvale qui del progetto grafico dello studio milanese Leftloft con il riuscito risultato, anche se forse spaesante per i vecchi militanti rifondaroli, di rendere credibile alla generazione di nativi digitali il candidato Vendola. In una campagna per le elezioni “vere” sarà forse più difficile perseguire questo approccio.
Piuttosto all’insegna dell’ordinario, infine, le scelte di comunicazione di Bruno Tabacci e di Laura Puppato con vari inciampi visivi, non ultima la poco felice idea, per l’unica candidata donna, di utilizzare nelle titolazioni i colori magenta e cyan (rosa e celeste), una sottolineatura, forse, eccessivamente scontata per una candidatura di genere.

Di Gianni Sinni, pubblicato su Il Post, 15 novembre 2012