“Non c’è politica senza comunicazione”

Massimiliano Cavallo, trainer di public speaking e consulente politico
Massimiliano Cavallo, trainer di public speaking e consulente politico
L’ingresso di nuove figure professionali in politica e l’utilizzo di nuove tecnologie, legate soprattutto ai media, all’elaborazione elettronica e ai sondaggi elettorali, le nuove strategie comunicative e l’avvento della cultura della celebrità: sono questi alcuni dei punti focali dell’intervista fatta a Massimiliano Cavallo, trainer di public speaking. Impegnato nella “formazione” di politici, dirigenti d’azienda e sindacali, Massimiliano Cavallo ha insegnato tecniche di public speaking al Master in Studi d’Intelligence e Sicurezza Nazionale della Link Campus University. Con lui abbiamo fatto il punto sulla comunicazione politica in Italia e sulle sue storiche lacune.
 Gli esiti dell’ultima tornata elettorale sono stati piuttosto inaspettati, con un Grillo alle stelle, una travolgente rimonta del centrodestra e un tracollo della sinistra, spiazzata perchè certa di vincere. Come spiega l’exploit di Grillo e del Movimento 5 stelle?
Non definirei inaspettato il successo del M5S: un anno fa eleggevano a sindaco di Parma uno di loro, a ottobre 2012 conquistavano quasi il 15% alle elezioni regionali in Sicilia. Nel 2007 riempivano le piazze con il Vaffa day. Il blog di Beppe Grillo è da circa 10 anni tra i primi cento al mondo e nel 2005 il Time elegge Grillo tra gli eroi europei dell’anno. L’importanza della rete nelle campagne elettorali cresceva a partire dal 2011 con le amministrative (ricordate Pisapia e #morattiquotes?) e con il referendum che vedeva un grande attivismo da parte di persone prima estranee alla politica. Oltre questo, nell’ultimo anno in particolare, è cresciuta la crisi e un clima che, a partire dalla tv, montava la rivolta contro un certo tipo di politica, da Fiorito a Lusi, ecc. La conseguenza è il dato di Grillo di oggi, sottovalutato da tutti, ma scritto nei fatti. Ma, attenzione, sbaglia chi pensa che il voto a Grillo sia di protesta: è anche questo, ma vedo anche una grande speranza di cambiare davvero le cose.
 La campagna elettorale del Pd non ha funzionato, Berlusconi – vuoi per le promesse o per il carisma – è riuscito nella rimonta. Cosa è cambiato, se è mutato qualcosa, nella strategia comunicativa di Berlusconi, rispetto agli altri anni? 
Berlusconi è stato bravo a sparire durante l’anno di governo Monti. Ha fatto dimenticare in pochi mesi il suo fallimento che ha portato alla nascita del governo Monti e, cosa ancora più difficile, è riuscito a far dimenticare che ha appoggiato quel governo. La campagna di Berlusconi è stata, come al solito, azzeccata dal punto di vista comunicativo. E’ lui che ha dettato l’agenda a cominciare dalla proposta shock, annunciata per quindici giorni e finalizzata con la proposta di abolizione Imu. Credibile o meno, è stato lui a definire il campo di gioco e gli altri a inseguirlo. Lui era il buono che voleva togliere una tassa tanto odiata, gli altri erano i cattivi. Questa è la cornice nella quale si è svolta la campagna elettorale e Berlusconi è ancora il migliore in questo campo.
 De facto, il PD ha subito un tracollo. Forse anche a causa dell’assenza totale di una strategia politica. Pertanto, crede che la sconfitta di Bersani sia dipesa solo da questo o sono subentrati in campo altri fattori? Se si, quali?
Restando alla “definizione del terreno di gioco” che dicevo prima, Bersani è quello che più di ogni altro non è stato in grado di dettare l’agenda. Della campagna elettorale passata ricordiamo la proposta di rimborso Imu di Berlusconi, il “mandiamoli a casa” di Grillo, e Bersani che un giorno si e uno no diceva che forse si sarebbe dovuto aprire a Monti dopo il voto, spinto da sondaggi sballati che dicevano che avrebbe vinto ma che forse al Senato avrebbe avuto bisogno del professore. Chi ha parlato di meno agli italiani è Bersani. Eppure il programma lo aveva eccome! Chi di voi sa che ha proposto l’abolizione del ticket sulle visite specialistiche dettagliando anche le cifre e dove sarebbero state prese le risorse? Lo sanno in pochi, anche tra chi legge i giornali, perché ha sbagliato i tempi della proposta, eppure una cosa del genere, ad esempio, avrebbe avuto  sugli anziani lo stesso effetto che ha avuto la famosa lettera del rimborso  Imu di Berlusconi. Ha condotto una campagna elettorale troppo grigia, proprio come i suoi manifesti, tesa a trasmettere tranquillità e invece è passata come uno che non ha una visione del Paese. Dopo la proposta di rimborso Imu di Berlusconi, il primo intervento di Bersani è stato “faremo una legge per il conflitto di interessi”. Tra le due proposte qual è, in una situazione di cosi grave crisi economica, quella che più interessa gli italiani? E, soprattutto, non era già dal 1994 che si parlava di una legge sul conflitto di interessi che non è mai stata fatta, nonostante i governi di centrosinistra? E, ancora sulla sconfitta di Bersani, penso che avrebbe dovuto utilizzare di più Renzi, accostarlo a lui, incoronarlo già come futuro leader di domani. Bersani ha sempre detto che c’è troppa comunicazione e poca politica. Forse sarebbe il caso di ricordargli che non c’è politica senza comunicazione. 
 Questa è stata una campagna elettorale fatta prevalentemente in televisione. Ma è  anche stata la prima campagna elettorale nella quale il web ha avuto un peso notevole, quale luogo delle tattiche politiche e dell’incontro dei cittadini, dunque,  che ha aiutato il re dei blog, Bebbe Grillo. 
Un po’ ti ho già risposto prima sul peso che ha avuto il web e sul peso che ha avuto la tv, non nell’ospitare Berlusconi, quanto nel rappresentare una certa realtà che fosse per lui favorevole. Non dimentichiamo però il ruolo che hanno avuto le piazze di Grillo, una cosa che mancava da tempo. E Grillo è stato intelligente nel non frequentare i salotti tv, perché quelli li lascia alla “politica politicante”, lui si presenta come qualcosa di diverso che non può mischiarsi con questo. Ma, a conti fatti, dopo Berlusconi è sicuramente Grillo quello di cui si è parlato di più in tv.
 Ormai si parla di avvento della cultura della celebrità, la quale richiede un presidente celebrità. Ciò significa che le tecniche di marketing devono essere usate non soltanto per vendere idee, ma anche e soprattutto per costruire celebrità mediatiche?
Diceva Orson Welles che “gli uomini sono sempre più interessanti delle idee”. Siamo un Paese che è sempre stato affascinato da personalità forti e che erano in grado di raccontarci una visione. E la personalizzazione della politica è ormai entrata nel nostro dna, partendo dall’elezione diretta dei sindaci, dal 1993 e con l’avvento dell’allora maggioritario. Si vota sempre per un uomo e per un racconto, per la sua visione del mondo, come diceva Seguelà, il pubblicitario della campagna di Miterrand. 
 È fuor di dubbio come il successo elettorale dipenda, anche, dalla capacità di suscitare sentimenti positivi. E ciò, purtroppo, può apportare difficoltà a quel candidato che, seppur giudicato competente, non riesce a riscuotere simpatie. Le viene in mente un candidato competente ma risultato  poco familiare ai cittadini? Se si, può indicarci il nome?
Non è detto che il più competente o colui che riconosciamo come il più in grado di risolvere problemi sia poi quello che viene votato. Da questo punto di vista Bersani era sicuramente quello ritenuto più affidabile, ma non basta e non è una questione di simpatia. E’, come dicevo prima, come e quando si riesce a definire la realtà, quel campo di gioco all’interno del quale giocare la partita, chi, insomma, riesce a far prevalere la propria visione del mondo. Questo manca a Bersani, certo non le proposte. Se ricordate, quando Monti fu nominato Presidente del Consiglio poco più di un anno fa, quasi tutti sottolineavano la sua serietà, il cambio di registro rispetto al passato e la sua competenza. Oggi ha ottenuto scarsi risultati perché ha vinto il frame “l’uomo delle tasse” che gli hanno affibbiato insieme Grillo e, soprattutto, Berlusconi. Sì, proprio colui che aveva già deciso di ripristinare l’Imu e che l’ha votata con Monti.