Perché Vittorio Gassman aveva torto.

parlare in pubblico public speaking Milano
Parlare in pubblico e non annoiare la platea, come fare?

Qualche mese fa ho partecipato all’assemblea provinciale di Roma di una importante associazione di categoria per valutare la possibilità di organizzare per loro un corso di Public Speaking.

Il Presidente è una persona di esperienza (molto noto a Roma ma non chiedermi il nome) e sicuramente anche nel parlare in pubblico.

Eppure mentre parlava, nessuno lo ascoltava.

C’era quello che smanettava con l’Iphone o l’Ipad, quello che leggeva tranquillamente il suo quotidiano senza neanche preoccuparsi di nasconderlo, quello che dialogava con il vicino di sedia.

Ogni tanto qualcuno più vicino al Presidente faceva partire un applauso e dalla platea lo seguivano timidamente per rispetto.

Il brusio in sala aumentava e il Presidente, tranquillo e come se nulla fosse, continuava a leggere la sua relazione annuale.

Per peggiorare le cose, su uno schermo gigante dietro il podio, veniva proiettato il testo del discorso passo dopo passo.

Conclusa la relazione, dopo circa quaranta minuti, le hostess di sala hanno consegnato a tutti i presenti in platea il testo della relazione.

Alla fine della giornata, un membro del direttivo della associazione mi ha chiesto un parere sul discorso del Presidente. Non potevo dirgli esattamente le parole che pensavo ma gli ho fatto capire che, tanto per iniziare, non deve MAI più leggere un discorso scritto.

“Eh, ma sai – mi dice lui –  ci sono tanti dati da leggere, cifre del nostro bilancio, passaggi che vanno letti per intero… come fai, qualcosa ti può sfuggire”.

L’obiettivo di quel Presidente era di dire tutto quello che aveva da dire, pur sapendo che in pochi lo avrebbero ascoltato per davvero. Questa si chiama efficienza, ed è cosa diversa dall’efficacia (quella cui devi mirare tu nei tuoi discorsi).

Efficienza = cose dette
cose da dire

Efficacia = cose “passate”
cose dette

Quante volte ti sei trovato anche tu di fronte a situazioni di questo tipo in cui il tizio sul palco parla e nessuno sta a sentirlo?

Si, la gente è sempre più distratta dai cellulari, Facebook, Whatsapp e altro, ma se non ti ascoltano la responsabilità è solo tua e non della platea.

Sei tu devi dare loro un motivo per ascoltarti.

E non ti ascolteranno se leggerai un discorso o dirai le cose che dicono tutti, iniziando, ad esempio con il solito “buongiorno” o “benvenuti”, “ringrazio Caio che mi ha dato la parola”, “oggi siamo qui perché”, ecc.

Devi dare loro un motivo valido per ascoltarti e devi essere in grado di suscitare curiosità sin dalle tue prime parole.

La comunicazione efficace non è altro che ottenere un feedback positivo dall’interlocutore, fargli comprendere il messaggio o fargli compiere un’azione.

“Quante delle cose che dico rimarranno impresse nella mente del mio ascoltatore quando uscirà dalla sala?”

Questa è la domanda che devi porti.

E’ importante poi  far capire agli altri il proprio messaggio e non fare l’errore di compiacersi delle proprie parole, di pensare di apparire fighi con una citazione in latino o parlando un linguaggio tecnico inadeguato alla platea che hai di fronte.

Questo è un altro errore che fanno in molti. Per voler apparire preparati e intelligenti, usano termini gergali o parole straniere ai più sconosciute, per il solo gusto di apparire superiori.

Ma al tuo pubblico non piace fare la figura dell’inferiore, fidati di me, otterrai un effetto negativo.

Attento, quindi, alle parole che usi.

Uno dei miei attori preferiti è Ugo Tognazzi.

In un bellissimo film, “In nome del popolo italiano”, veste i panni del giudice e si ritrova a interrogare un grandissimo Vittorio Gassman.

parlare in pubblico public speaking RomaDurante l’interrogatorio chiede a Gassman se lui conosceva la vittima di un omicidio, da lui raccomandata in passato per un posto da commessa. Ecco una parte del dialogo:

Gassman: “Ritenere che un industriale possa mantenere rapporti con tutti quelli che gli strappano una raccomandazione è come ritenere che possa mantenerli con il fruitore del prodotto finito.”

Tognazzi: “Con chi prego?”

Gassman: “Con il fruitore del prodotto finito, vuole dire consumatore”

Tognazzi: “E perché non dice consumatore?”

Ecco, tu devi dire consumatore.

Ricorda che comunicare significa farsi capire ed assumersi la responsabilità di ammettere che ogni volta che il pubblico non comprende le nostre parole la responsabilità è nostra.

Ci vediamo qui —> http://corsopublicspeakingtop.com/

 

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